Eventi del giorno 8/1/2009
Bertozzi & Casoni - Museo Internazionale delle Ceramiche
Museo Internazionale delle Ceramiche - Faenza
19/09/2008 - 11/01/2009
Solo nei giorni: Mar Mer Gio Ven Sab Dom

Bertozzi & Casoni è una società in nome collettivo fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961). Appena terminati gli studi all'Istituto Statale d'Arte per la Ceramica di Faenza, Bertozzi e Casoni partecipano alle manifestazioni che tentano di mettere a fuoco i protagonisti e le ragioni di una "nuova ceramica". Abilità esecutiva e distaccata ironia caratterizzano già le loro prime creazioni in sottile maiolica policroma. Importante è la collaborazione con la Cooperativa Ceramica di Imola dove collaborano come ricercatori nel Centro Sperimentazioni e Ricerche sulla Ceramica. Negli anni Ottanta e Novanta il virtuosismo esecutivo raggiunge nuovi apici tra opere scultoree, intersezioni con il design e realizzazioni per affermati artisti italiani ed europei. Negli anni Novanta emerge nel loro lavoro un aspetto maggiormente concettuale e radicale: la ceramica assume dimensioni sempre maggiori fino a sconfinare nell'iperbole linguistica e realizzativa. La critica e le più importanti gallerie d'arte nazionali e internazionali si interessano al loro lavoro. Le loro sculture, simboliche, irridenti e pervase da sensi di attrazione nei confronti di quanto è caduco, transitorio, peribile e in disfacimento sono diventate icone, internazionalmente riconosciute, di una, non solo contemporanea, condizione umana. Tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, Bertozzi & Casoni indagano i rifiuti della società contemporanea non escludendo quelli culturali: sia quelli del passato che quelli delle tendenze artistiche a noi più vicine. Negli anni Duemila, Bertozzi & Casoni abbandonano l'uso della maiolica per privilegiare, in una sorta di rinnovata "epopea del trash", l'utilizzo di materiali ceramici di derivazione industriale che accrescono il potere ipnotico dei loro lavori divenuti tecnicamente perfetti, ben oltre i risultati, già eccezionali, precedentemente acquisiti.
Al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Bertozzi & Casoni espongono i loro lavori più recenti e tra questi Riflessione sulla morte, una grande composizione con tre tavolini da bar ricoperti da rifiuti e una Morte con scheletro in argento. La Morte riflette, con riferimenti alla "Melencolia I" di Albrecht Dürer, su se stessa e sul proprio operato. Con Bertozzi & Casoni una delle grandi vie dell'arte della ceramica del Novecento, la scultura tout court, trova, dopo Arturo Martini, Angelo Biancini, Leoncillo, Lucio Fontana e Fausto Melotti, nuove, inedite possibilità.
GLI ENIGMI DI UN DIPINTO - Museo d'Arte della Città
Museo d'Arte della Città - Ravenna
29/11/2008 - 25/01/2009
Solo nei giorni: Mar Mer Gio Ven Sab Dom

Aperta da sabato 29 novembre fino al 25 gennaio, la mostra "Gli enigmi di un dipinto. Da Nicolò Rondinelli a Baldassarre Carrari", aperta martedì, giovedì, venerdì e sabato 9.00 - 13.30, 15.00 - 18.00; mercoledì 9.00 - 13.30, domenica 15.00 - 18.00; chiuso lunedì, Natale, Capodanno.
L'esposizione intende documentare le ricerche, gli studi, le analisi diagnostiche e i restauri che si sono resi necessari a seguito del rientro a Ravenna - dopo cento anni - di una tavola attribuita a Nicolò Rondinelli, artista ravennate allievo e collaboratore a Venezia di Giovanni Bellini.
Acquistata nel 1895 dalla Congregazione di Carità dell'Ospedale di Cervia, ceduta nel 1902 alle Gallerie dell'Accademia di Venezia in cambio di una tela di Matteo Ingoli, l'opera è rientrata in città nel 2005.
Le indagini svolte per l'occasione - grazie a una fitta rete di collaborazioni istituite dal MAR con la Soprintendenza per i Beni Artistici di Bologna, l'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, le Facoltà universitarie di Conservazione per i Beni Culturali e di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali - hanno confermato le ipotesi formulate dal professor Stefano Tumidei, suggerendo una nuova attribuzione a Baldassarre Carrari, artista forlivese che, trasferitosi a Ravenna nel 1502, accoglie la lezione del maestro veneziano tramite le opere di Rondinelli - a sua volta rientrato a Ravenna nel 1495 - fino a confondersi con il suo pennello.
La questione stilistica e attributiva rappresenta solo il primo dei numerosi segreti custoditi dalla tavola per più di quattro secoli: le radiografie hanno infatti accertato la presenza di strati pittorici sottostanti, evidenziando la figura di san Rocco sotto la santa Caterina - attualmente visibile e pertanto ridipinta - e di un santo barbuto e benedicente sotto il gruppo della Madonna con il Bambino in trono.
Ridipinture ed enigmi che questa mostra vuole svelare esponendo la tavola restaurata, affiancata da opere coeve di pittori belliniani sia veneti che romagnoli - quali Marco Bello, Cima da Conegliano, Luca Antonio Busati, Bartolomeo Montagna, Marco Palmezzano - selezionate dalla collezione antica della Pinacoteca. Una mostra temporanea che saluta il rientro in città di un dipinto per molti versi inedito, la cui riacquisizione lascia un segno permanente nel patrimonio artistico cittadino. Uno straordinario momento di conoscenza e di tutela, documentato anche da un catalogo e dalla proiezione di un video ricco di immagini relative alle indagini e agli interventi eseguiti.
LUIGI VAROLI: UN MAESTRO NEL NOVECENTO - Museo Civico
Museo Civico - Castel Bolognese
13/12/2008 - 16/02/2009
Solo nei giorni: Gio Ven Sab Dom

La grande mostra dedicata a Luigi Varoli nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario della scomparsa si articola in ben quattro sezioni tematiche per offrire al pubblico non solamente un'esauriente "antologia" dell'attività di Varoli in campo artistico, ma per raccontare anche la storia di uomini e donne che negli anni 1943-45 incrociarono i propri destini a Cotignola intorno alla figura del maestro ed a quella di Vittorio Zanzi, l'ideatore ed organizzatore della "rete dell'ospitalità", che offrì rifugio ad ebrei, ricercati politici, partigiani feriti e braccati dai fascisti, sfollati, evasi dai campi di prigionia e di concentramento tedeschi.
Grazie all'attività di Zanzi e di Varoli, tanti furono gli ebrei salvati dalla Shoah, tra i quali i Muggia, gli Oppenheim, i Lopes-Pegna, Ada e Guido Ottolenghi e i loro tre figli. Come è noto, cinque anni or sono, da parte dello Stato di Israele e del Museo Yad Vaschem di Gerusalemme è stato conferito "in memoriam" a Luigi Varoli, assieme alla moglie Anna, il titolo di "Giusto fra le Nazioni".
Oltre sessanta, invece, sono le opere in mostra per rendere omaggio a Varoli artista ed educatore artistico. Dipinti, disegni, sculture, eseguiti dagli anni venti alla metà degli anni cinquanta, per lo più inediti o poco conosciuti, ripropongono all'attenzione del pubblico un artista ed un educatore artistico che ha profondamente
inciso nella cultura figurativa romagnola della prima metà del '900, con la sua creatività eclettica, carica di sentimento e di coscienza morale.
La mostra è accompagnata da un volume pubblicato nella collana "Immagini e Documenti dell' IBC (Editrice Compositori, Bologna), curato da Orlando Piraccini con testi di Federica Francesconi,Aldo Savini, Raffaella Zama e dello stesso Piraccini, e comprendente anche un "regesto" di quasi seicento opere varoliane,primo passo per un' archiviazione. La mostra è aperta al pubblico dal 14 dicembre 2008 al 15 febbraio 2009, dal giovedì alla domenica.
ANNIBALE LUIGI BERGAMINI: I QUADRI DELLA VITA - Museo Civico San Rocco
Museo Civico San Rocco - Fusignano
20/12/2008 - 25/01/2009
Solo nei giorni: Gio Ven Sab Dom

La mostra inaugura sabato 20 dicembre alle ore 15 nella Chiesa della Madonna del Pilar di Maiano Monti in via Maiano, 26 e proseguirà nei locali del Museo civico San Rocco di Fusignano in via Vincenzo Monti, 5.
A quindici anni dalla sua tragica scomparsa, Fusignano ricorda Luigi Annibale Bergamini pittore con una grande esposizione allestita nelle sale del Museo San Rocco dal 20 dicembre 2008 al 25 gennaio 2009. E' la prima volta che una rassegna così ricca ed articolata di opere di Bergamini viene offerta al pubblico. Con il suo prolungamento alla vicina Chiesa della Madonna del Pilar in Maiano Monti, la mostra rappresenta un'occasione unica per approfondire la conoscenza di un artista non ancora sufficientemente indagato e pienamente valorizzato, ma dalla personalità certamente singolare con la sua vivacità inventiva, l'estrosa immaginazione e l'inconfondibile timbro tonale del suo linguaggio espressivo.
Nato a Mezzano di Ravenna nel 1921, amico d'infanzia del pittore Giulio Ruffini, Bergamini ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Ravenna distinguendosi per la sua sensibilità e il non comune estro creativo, mostrando fin da subito predilezione per la pittura sacra. Dopo alcuni soggiorni veneziani, ha aderito al movimento antifascista partecipando alla lotta partigiana. Nel 1948 è stato ricoverato in clinica psichiatrica a Imola. Verrà dimesso soltanto nel 1975, a seguito dell'entrata in vgore della legge 180. Nei trent'anni di ricovero Bergamini ha dipinto con assiduità, specialmente nell'ultimo periodo quando all'interno della clinica psichiatrica gli venne allestito un atelier. Dal 1975 è stato ospite della comunità aperta la "Celletta" a Maiano nei pressi di Fusignano, dove ha continuato freneticamente a dipingere e nel '78 ha iniziato a decorare l'abside della chiesa parrocchiale. E' morto nel 1992, ormai logorato nel fisico e per i danni subiti durante una brutale aggressione a scopo di rapina.
Nell'allestimento del Museo San Rocco figurano circa trenta dipinti, alcuni dei quali di grandi dimensioni, donati al Comune di Fusignano verso al metà degli anni '90 e finora mai esposti al pubblico. Sono opere risalenti al periodo di soggiorno presso la comunità di Maiano e che delineano un ritratto particolarmente incisivo del loro autore, affascinato ed ispirato dai capolavori della tradizione pittorica italiana e portato comunque a riversare nelle sue scene figurate sia sacre che profane, atmosfere, luci, colori, simboli colti in una sfera visionaria ed immaginativa. All'interno della Chiesa della Madonna del Pilar in Maiano Monti di Bergamini è possibile ammirare la stupefacente teoria di angeli e gli ornati dipinti nell'abside ed una serie di grandi pannelli collocati agli altari laterali e sulla cantoria, come L'annunciazione e L'ultima cena.
La mostra, curata da Orlando Piraccini e Paolo Trioschi, è promossa dal Comune di Fusignano con la collaborazione dell'Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. Patrocinio della Provincia di Ravenna.
L'esposizione è visitabile dal Giovedì a Domenica e giorni festivi.
Chiuso a Natale e Capodanno. Orari: feriali: 15.00-18.00 - festivi 10.30-12.00 e 15.00-18.00. Ingresso libero
Info: Urp tel. 0545.955653. www.comune.fusignano.ra.it

